Archivio per Psicologia

Ritalin: il successo italiano!

Noi italiani siamo i migliori alleati degli americani e anche per quanto riguarda i guadagni farmaceutici stiamo al passo!

In America il Ritalin è stato denunciato in mille modi e forse lo ritirano dal mercato…… in Italia è appena arrivato e ci ha messo poco ad entrare in commercio, scavalcando a piè pari la denuncia dell’associazione giù le mani dai bambini.

Ecco l’articolo sul caso Ritalin: “Il tar respinge il ricorso di Giù le mani dai bambini “

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Psicofarmaci, le armi del nuovo millennio!

Adesso sono tre anni che faccio psicologia, ne ho lette di cose sulle patologie psichiatriche, sulle psicosi, sulle schizofrenie, sui disturbi del comportamento, sulla depressione e l’unica cura che viene somministrata ( apparte una non specificata psicoterapia) è quella farmacologica……. per l’appunto: ritalin, SSRI, prozac (anche se questo ormai è obsoleto….. ce ne sono di molto più efficaci e potenti) e tutti i simili.

Se non fosse perchè io non credo molto ai farmaci ( soprattutto al loro uso smodato), ancor di meno agli psicofarmaci, con tutte le cose che ho letto sui libri, a quest’ora mi sarei già convinto che la soluzione più efficace per curare una patologia mentale sarebbe quella di somministrare un farmaco.

I libri scrivono a volte un sacco di str….ate, poi se dietro ci stessero interessi trasversali non mi stupirei affatto!

I bambini vanno accolti, il loro potenziale va amplificato e canalizzato…… non va soppresso con gli psicofarmaci!

Dobbiamo fare anche la giornata nazionale del bambino!

Gli insegnanti, gli educatori e tutti coloro che lavorano con i bambini dovrebbero farsi loro un’esame di coscienza, dovrebbero farsi loro un bella terapia, dovrebbero veramente riscoprire la bellezza del loro mestiere, la bellezza dei bambini e della loro vivacità, dovrebbero rimettersi in contatto con quell’amore dal quale si sono congedati da anni e ritrovare la loro umanità!

I bambini sono sacri e come tali vanno riconosciuti e considerati! Basta agli psicofarmaci!

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Ti chiedi perchè fanno le guerre?

….. e ti rispondi: perchè la distruzione è l’unica realtà che conoscono sin da bambini!

Oltre ad aver perso i genitori, sono trattati come bestie, anzi peggio…… come potranno vivere anche solo un giorno di serenità da grandi con questa esperienza…..

Basta difendere i diritti dei potenti, i diritti dei petrolieri, i diritti dei banchieri, degli armatori….. i diritti che vanno difesi sono quelli dei bambini, dei poveri e dei malati………. i diritti dell’UOMO!

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L’omertà e l’incoerenza sono il peggiore dei mali…..

…… soprattutto se vengono da chi proclama e sotiene il contrario e una vita (a parole) vissuta in coscienza.

Difendere un’immagine è l’unico obbiettivo del vaticano oggi……… bisogna ritrovare il senso della chiesa e del cristianesimo, ma questo può avvenire solo con una chiarezza, una limpedezza e un guardare i propri sbagli con amore, riconoscendoli, accettandoli e chiedendo perdono a sè e agli altri.

In Italia, noi che siamo il paese dell’omertà per eccellenza (mafia, camorra, parlamento, p2, etc.), non va meglio:

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A Livellà!

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L’agopuntura fa la risonanza magnetica!

Una scoperta rivoluzionaria, che cambierà i cardini della medicina classica.

Quei benedetti aghi (ringraziamo l’intuizione dei cinesi), hanno un effetto reale sul nostro cervello, e sono in grado di modificare le nostre sinapsi, quindi di conseguenza modificare le nostre risposte fisiche e comportamentali. In poche parole il risultato interessante è : con un agopuntura superficiale la risposta neurologica è quella normale al dolore, quindi l’attivazione di vari sistemi sinaptici……. se invece si usa un agopuntura profonda (quella che si fa di solito), c’è una disattivazione di parte di questi sistemi sinaptici, soprattutto intorno e in mezzo alla zona limbica!

Questo è solo un piccolo passo verso la comprensione del nostro funzionamento, ma per me è una pietra miliare nel campo della coscienza………..sicuramente questo approccio verrà ampliato e modificato dalla psicologia!

Insomma fino ad adesso sapevamo che l’agopuntura faceva bene, adesso nè abbiamo la prova!

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Empatia….. la realtà della magia!

Provare quello che prova l’altro (senza immedesimarsi ne distaccarsi troppo), per comprendere e riconoscere le emozioni e gli stati d’animo degli altri, così da poterli aiutare e sostenere in un processo di comprensione di sè e delle proprie emozioni….. questa per me è “empatia”. Diciamo che se tutti fossimo un pò più empatici, le guerre non si farebbero……..c’era un Signore poco più che trentenne, bello con la barba e i capelli lunghi, che diceva :” non fare all’altro quello che non vorresti fosse fatto a te”……… questa è “empatia”.

Anche una rivista scientifica ci mostra dei dati interessanti e sconvolgenti sull’empatia:

“L’empatia è una delle componenti fondamentali nel rapporto tra paziente e psicoterapeuta. Il grado di comprensione e di partecipazione emozionale che si crea tra i due contribuisce infatti in maniera significativa alla creazione di un percorso terapeutico efficace.

Alcuni ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston hanno ora dimostrato per la prima volta che questa “connessione” emozionale tra medico e paziente avviene anche a livello fisiologico, ed in maniera proporzionale al grado di empatia che si instaura.

Nello studio, apparso nel numero di febbraio della rivista Journal of Nervous and Mental Disease, sono state videoregistrate 20 sedute psicoterapeutiche di pazienti ricoverati per disturbi d’ansia o dell’umore. I pazienti erano sottoposti a terapia psicodinamica, un approccio che utilizza la relazione terapeutica tra medico e paziente per spingere quest’ultimo ad una maggior percezione delle proprie emozioni. Per verificare i cambiamenti fisiologici che avvenivano nei pazienti e negli psicoterapeuti durante la seduta, i ricercatori hanno misurato i livelli di conduttanza cutanea, una misura comunemente utilizzata per verificare il grado di attività del sistema nervoso simpatico, e quindi di esperienza emozionale.

I risultati hanno mostrato che, durante le sedute, pazienti e psicoterapeuti esprimevano gli stessi livelli di conduttanza cutanea. Non solo, attraverso l’osservazione dei filmati delle sedute psicoterapeutiche si è anche dimostrato che pazienti e psicoterapeuti manifestavano un numero significativamente maggiore di emozioni positive proprio in corrispondenza dei momenti di alta affinità fisiologica, ovvero quando i livelli di conduttanza cutanea erano uguali.

La condivisione delle emozioni rafforza il legame empatico tra paziente e psicoterapeuta, e gli effetti sulla fisiologia sono una riprova che le emozioni vengono effettivamente sperimentate e “vanno in circolo” con effetti benefici sulla salute del paziente. “La cosa interessante di questa ricerca è che conferma che questa esperienza ‘affettiva’ avviene nello stesso momento in tutti e due i componenti della relazione terapeutica, così come postulato dalla psicoanalisi. Ciò apre le porte a nuove prospettive di grande interesse non solo per la clinica ma anche nel campo della formazione dei terapeuti”, afferma Bianca Micanzi Ravagli, psicoterapeuta e membro didatta dell’Associazione Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica Infantile”.

Fonte: Marci CD, Ham J, Moran EBA, Orr SP. Physiologic Correlates of Perceived Therapist Empathy and Social-Emotional Process During Psychotherapy. Journal of Nervous & Mental Disease 2007; 195(2):103-111.

Su questo argomento molto interessante è il libro di Daniel Goleman (professore di psicologia ad Harvard): “Intelligenza Sociale”……se avete la possibilità leggetevelo.

 

 

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L’epigenetica……..

Tratto da un articolo pubblicato sul blog d Iacopo Fò, che a sua volta lo ha tratto da un articolo del Internazionale.

Sul numero 678 di Internazionale (santi subito!) c’e’ un lungo articolo che illustra una scoperta epocale per la medicina. Si racconta infatti di alcuni gruppi di scienziati che, con diversi esperimenti, hanno dimostrato che il Dna non e’ in grado, da solo, di provocare malattie ereditarie. Ad esempio, l’equipe di Randy L. Jirtle, Duke University, ha scoperto che, nutrendo in un certo modo cavie geneticamente malaticce, giallognole e grassocce, esse partoriscono topi sani, marroni e magri. Si e’ verificato che cio’ avviene perche’ alcune sostanze si legano ad alcune parti del Dna invalidandone il messaggio.
In altre parole, per diventare operativi i messaggi contenuti nel Dna hanno bisogno di precise reazioni chimiche. L’alimentazione e’ in grado di bloccare o provocare l’attivazione di questi messaggi genetici.
E non solo l’alimentazione.
Un gruppo di ricercatori ha analizzato alcune mamme tope che accudivano i piccoli leccandoli molto. Contemporaneamente e’ stato selezionato un gruppo di madri che accudivano per molto meno tempo i loro piccoli.
Si e’ poi visto che le cavie che avevano ricevuto una dose maggiore di leccate erano molto meno paurose delle altre. E fino a qui sembrerebbe una dimostrazione classica degli effetti del comportamento materno sullo stato psicologico dei piccoli.
Quelli accuditi amorevolmente per piu’ tempo si sentivano piu’ sicuri.
Ma gli scienziati hanno scoperto che il comportamento dei piccoli era determinato non da semplici particolarita’ psicologiche ma dal fatto che alcune funzioni del Dna legate alle reazioni chimiche dovute allo stress erano state bloccate nei soggetti piu’ coccolati.
Cioe’ le leccate materne avevano modificato, anche in questo caso, l’efficienza dei meccanismi attraverso i quali la cellula “legge” gli ordini del Dna, arrivando in pratica a modificarli.

Se volete leggervi tutto l’articolo (che secondo me è molto interessante) cliccate qui Epigenetica!

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Carl Gustav Jung ci parla della morte

Ho fatto il possibile,ma l’inglese-tedesco di Jung è terribile!

Int. : Ricordo che una volta dicesti che la morte, a livello psicologico, è importante tanto quanto la nascita……. ma la morte è una fine?

Jung: Se la morte è una fine non si sa con certezza, perchè sappiamo che ci sono queste particolari facoltà psichiche che non sono interamente confinate in uno spazio e in un tempo; possiamo avere sogni o visioni…. [ha detto altre cose che io non ho capito]….., e tu esisti e probabilmente sei sempre esistito. Questi fatti dimostrano che la psiche in parte non è dipendente da questi confini, e quindi se la psiche non è sotto l’obbligo di vivere solamente in uno spazio ed in un tempo (e di certo non lo è), allora è ammesso che praticamente c’è una continuazione della vita e quindi una sorta di esistenza oltre il tempo e lo spazio.

Int. : Tu credi che la morte sia una fine?

Jung: Bene, io non posso dire credo…. credere è una cosa difficle per me, io no credo, devo avere delle ipotesi, se lo conosco non ho bisogno di crederci……. quando ci sono sufficienti motivi per una certa ipotesi, io devo accetarla, potrei dire che dobbiamo riconoscere quantomeno la possibilità della sua esistenza.

Int. : (Qui gli fa una domanda sulla morte come fine certa e su che visione dovrebbero avere gli anziani rispetto alla morte)

Jung: Io ho trattato molti pazienti anziani ed è molto interessante vedere come l’inconscio agisce sulla concezione della morte come apparentemente definitiva… Io penso che è meglio per le persone anziane guardare avanti al giorno successivo, come se ci fossero secoli ancora da vivere e solo così vivrà correttamente,….. se al contrario sarà spaventato e guarderà indietro si pietrificherà, si irrigidirà e morirà prima del suo tempo. Ma se guarderà avanti guardando fiducioso nella grande avventura della vita che ha davanti, allora vivrà…. e questo è il vero significato al quale tende l’inconscio. Dato che è abbastanza ovvio che moriremo tutti e questo è il triste finale di tutto….. [ anche qui c'è un passaggio che non ho ben compreso dato il suo inglesco]…. Io non so perchè abbiamo bisogno di un’anima, ma preferiamo avere anche un’anima, perchè in questo modo ti senti meglio, e così quando pensi in una certa maniera ti potrai considerevolmente sentire meglio….. e penso che se pensi attraverso le linee della natura, pensi correttamente!

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Il telefonino? nuova patologia psicologica!

Pubblico qui l’articolo, trovato su opsonline.it, riguardante uno studio psicologico sui disturbi associati all’uso patologico del telefonino:

“Senza il telefonino il panico, è malattia per il 6 % degli italiani:

Se dimenticano a casa il cellulare entrano in crisi, con sintomi tipici di una vera e propria sindrome dastinenza quali tristezza, noia, crisi dansia e inappetenza. Con sé hanno sempre la batteria di riserva o la ricaricard di scorta, e non spengono il loro unico ponte con il mondo nemmeno a tavola, di notte o in chiesa. Sono le vittime della telefonino-dipendenza, una nuova sindrome in continua crescita che colpisce in forma patologica fino a 6,5 italiani su 100. Soprattutto donne, 25-35enni e giovanissimi. Non il grande manager, ma lo studente e il lavoratore comune, di ceto medio o medio-basso.Da unindagine condotta dalla Siipac sugli alunni delle scuole di Roma – riferisce infatti lo psicologo – risulta che il 96% dei 13-17enni possiede un cellulare, che nell80% dei casi il telefonino è un regalo dei genitori e che già a questa età il 6,5% dei giovani ha sviluppato un rapporto malato con lapparecchio. Si fidanzano, si parlano e si lasciano via sms, e descrivono il cellulare come qualcosa che li fa sentire liberi, indipendenti e sicuri in qualunque momento, il giorno e la notte. E per gli adulti? Un tempo vissuto come status symbol, oggi il telefonino è qualcosa di diverso. Non lo si usa tanto per necessità o per gestire gli impegni di lavoro – evidenzia lesperto – La valenza del cellulare è per lo più affettivo-relazionale: da mezzo di comunicazione diventa oggetto sostitutivo della realtà, unico rapporto con il mondo, indispensabile filtro tra chi lo usa e gli altri. E quando si sfocia nella dipendenza patologica, nella compulsione conclamata, il rischio è il totale isolamento sociale, avverte lo specialista. Se lalienato di un tempo si sentiva nudo senza orologio, il malato di cellularo-mania non vive senza telefonino. Non lo abbandona mai, lo utilizza sempre e con tutti. E se per caso prende coscienza del problema e prova a privarsi della sua droga, in agguato cè la sindrome dastinenza: apatia, perdita di appetito, calo della libido e addirittura, come riporta qualcuno, anche tendenze suicidarie, elenca Guerreschi. Ma cosa si nasconde sotto la telefonino-dipendenza? Oltre alla tendenza a investire affettivamente sul cellulare, che alla lunga finisce per possedere il suo padrone, risponde lo psicologo, spesso cè anche un enorme bisogno di tenere sotto controllo qualcuno, seguendolo da lontano e verificandone gli spostamenti. E quello che accade al partner morbosamente geloso, o anche alla madre col figlio. Il primo passo, quindi, è rendersi conto che esiste un disturbo. Ma una volta scoperto di essere telefonino-dipendenti, il suggerimento dell’esperto è di non fare nulla da soli. La maggior parte degli addicted interrompe bruscamente ogni comunicazione, senza capire che così rischia la sindrome dastinenza. La cura ideale consiste invece in una disintossicazione progressiva sotto la guida di uno specialista. E poiché il più delle volte a questa dipendenza si associa un disagio depressivo – conclude Guerreschi – è fondamentale un approccio integrato che preveda psicoterapia e, nel caso, farmaci ad hoc”.

COMPRESO?????????????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Ci vuole almeno una terapia per uscire dalla telefonino-dipendenza, questo è sintomo che qualcosa ai giorni d’oggi non va…………………….. abbiamo e stiamo continuando a perdere il senso di questa vita.

Vi voglio fare un esempio che vedo spesso………… ieri stavo sul balcone e mi sono messo ad osservare chi passava……….ad un certo punto passa un gruppo di circa dieci amici, tutti di sesso maschile, la maggior parte di loro non riusciva a parlarsi perchè era impegnato in un’altra conversazione al telefonino. Che roba! L’alienazione totale dalla realtà presente!

 

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